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di Marco P.
From: Marco P. Vai con la seconda parte :-) Loco Chavez Parlare in modo esauriente di una serie mastodontica come Loco Chavez
partendo da zero è impresa che farebbe tremare chiunque, figuriamoci
il sottoscritto ^__^; Vediamo un po' ... E così vorreste una serie dotata di continuity, eh? Con protagonisti e comprimari ottimamente delineati, tridimensionali, capaci di cambiare ed evolvere con il passare del tempo... e la vorreste umoristica, questa serie, in grado di strapparvi un sacco di sorrisi e risate ma anche di farvi riflettere e a volte anche commuovere o indignare un po'... ed è ovvio che non disegnereste azione e giallo, ma nemmeno trame che affondano le radici nella vita di tutti i giorni, nell'attualità e nel costume, anzi, forse preferireste proprio queste ultime... e magari la vorreste pure ben scritta e ben disegnata, questa benedetta serie, piena di brio e trovate, mai banale o ripetitiva, con dialoghi brillanti e dal ritmo perfetto... e addirittura la vorreste bella lunga, in modo da affezionarvi ai personaggi e dispiacervi poi un mondo quando finirà..... Bravi, non l'avete trovata, nel senso che a meno di miracoli Euristici molti di voi non potranno mai leggerla, ma Loco Chavez è proprio tutto questo e, come si dice, anche di più :-) Esauriti i soliti trucchetti retorici, ora dovrei arrivare al nocciolo
della questione, ma eccomi di nuovo in imbarazzo... mastodontica,
monumentale... questa serie è talmente varia e vasta che riassumerne
le vicende anche solo a grandi linee occuperebbe un bel po' di spazio. Certo, si tratta di un personaggio dei fumetti, perciò non
aspettatevi che proprio tutto ciò che gli capita sia 'normale' in
senso stretto, ma molto lo è. Ad esempio Hugo Chavez, detto Loco
(matto), non invecchia fisicamente in modo visibile, però cambia
(lavoro, fidanzate, amicizie, visione del mondo), si evolve, per poi
magari tornare sui suoi passi se si accorge che prima stava meglio...
e dopo un po' che si legge sembra quasi di conoscerlo da sempre, il
vecchio Loco, un amico dalla vita un po' incasinata con cui fa piacere
fermarsi a scambiare quattro chiacchiere ogni tanto, giusto per sapere
le ultime sul suo nuovo lavoro alla radio o su quella ragazza che ha
conosciuto un mese fa. Il fumetto Loco Chavez ha una vicenda editoriale abbastanza
particolare: nasce infatti, per quanto ne so, come striscia quotidiana
per il giornale El Clarin (quello vero) di Buenos Aires, mentre in
Italia è stato pubblicato dall'Eura in formato 'tavola' tradizionale. Altra stranezza, decisamente più evidente: fino al cinquantesimo
episodio Altuna sembra alternare due stili diversi. Il fatto è che in questo secondo tipo di storie Loco appare molto
più disinvolto e sicuro di sè, e le storie stesse sembrano anche
decisamente più datate, sia per lo scenario (i vestiti sono
tipicamente anni '70) che per il gusto delle trame e delle battute. Tanto per confondere ancora un po' le acque, la strana dicotomia termina con una lunga storia in più episodi realizzata volutamente in stile primi anni '70, dato che all'inizio si vede il Loco 'tondo' con i baffi più folti che, sdraiato a letto, rievoca una serie di mirabolanti avventure spionistiche da lui vissute molti anni prima tra Europa e Stati Uniti, ove sfoggia la sicumera dell'uomo d'azione (azione umoristica, naturalmente) e baffetti da sparviero all'ennesima potenza. La storia stessa è piena zeppa di citazioni e riferimenti a miti e icone di quegli anni (figli dei fiori, Easy Rider, Visconti, Antonioni, Fellini, Serpico, Kissinger, CIA vs KGB, supereroi Marvel/DC in voga all'epoca e cammei di Karl Malden e Michael Douglas da Le strade di San Francisco e persino di Hugo Pratt a Venezia, vestito da indiano) e, va da sè, risulta divertente proprio in questo suo essere sopra le righe. OK, probabilmente vi ho confuso abbastanza :-) [nota inserita a posteriori - dopo mesi ho risolto l'arcano: l'anomalia grafica è dovuta effettivamente ad episodi retrospettivi in grande formato realizzati "dopo", a metà anni '80, per la rivista spagnola Cimoc, e pubblicati dall'Eura in continuity con quelli a striscia realizzati negli anni '70] Fondamentale alla buona riuscita del piatto confezionato da Trillo&Altuna è la galleria dei comprimari fissi e meno fissi, una miriade di personaggi che stupisce per varietà e profondità di caratterizzazione. Non posso non citare almeno i principali, consapevole di perderne qualche decina per strada. In primis gli amici di Loco, tra cui spicca Malone: un intellettuale tanto logorroico quanto imbranato che per vivere fa il pubblicitario ed è fonte di continue (dis)avventure per il baffuto amico, come quando spaccia entrambi per talent scout di modelle o quando lo coinvolge in una gara a chi presenta all'altro più "rompiballe" (e ne vien fuori una galleria di tipi umani assolutamente memorabile); poi Homero, pensionato e filosofo da bar, ancora di saggezza (ma non sempre) nel tempestoso mare della vita sentimentale del nostro; Balderi, caporedattore burbero ma buono, che tiene a Loco come a un figlio; e Juan, collega con cui Loco trova un secondo lavoro in una radio privata e che ha una storia con una donna divorziata, ma a un certo punto si innamora della figlia di lei (altra storia eccezionale). E le donne: Pampita, esuberante fotografa del giornale, il Grande Amore di Loco con il quale rompe e riprende un buon numero di volte, riuscendo infine a formare una coppia stabile; la travolgente Fiona, che parla una lingua incomprensibile e porterà Loco addirittura a capo di una multinazionale (ma si tratta di un grandissimo raggiro); e poi Gatto, Luna, Oblio e altre ancora, nomi esotici per storie più brevi, a volte passionali, a volte solo platoniche, ma sempre raccontate con estremo garbo e, ovviamente, ironia. Non aspettatevi però telenovele alla Robin Wood (qualcuno conoscerà
serie tipo Amanda o Helena, apprezzabili per altri motivi) o la
commedia brillante ma più superficiale del farfallone Bruno Bianco, altra
serie di Trillo che ha raccolto proprio l'eredità di Loco: certo,
come in ogni serie-fiume non mancano elementi soapoperistici, e non
c'è commedia più brillante di Loco Chavez, ma c'è anche tantissima
attenzione per i sentimenti e la psicologia dei personaggi, per i loro
rapporti spesso molto profondi e complessi, in breve per la loro
umanità, parola un po' grossa ma credo adeguata; insomma, ci sono
coerenza e rispetto nei confronti di caratteri che, mi ripeterò, a un
certo punto sembrano davvero vivere di vita propria. Sullo sfondo, la città di Buenos Aires, ritratta in modo realistico e convincente, dagli anni della crisi e della dittatura (cui non ci sono riferimenti diretti, ma la cosa è comprensibile) a quelli più recenti della democrazia e della ripresa economica, con tutte le contraddizioni che fatalmente esplodono in seguito a uno sviluppo troppo veloce e incontrollato. Difetti? In realtà un paio di cosette ci sarebbero, ma tutto sommato danno un
fastidio limitato: Loco è per l'appunto un fumetto fatto di molti
dialoghi, agili, ironici, spigliati, ma in certe occasioni talmente
preponderanti che i balloon soffocano letteralmente il disegno - Altuna
ha comunque l'occasione di rifarsi realizzando tavole con intensissimi
primi piani, dove i personaggi comunicano solo con lo sguardo e in
assoluto silenzio . Gli episodi hanno lunghezza variabile tra le dodici e le venti tavole, le storie durano anche un solo episodio ma più spesso tre o quattro e la più lunga ne occupa una decina: in realtà, trattandosi di strisce (o tavole?) sindacate, in certi casi anche tra una vicenda e la successiva non c'è una vera e propria interruzione, ma le basi dell'una vengono poste nell'episodio in cui l'altra finisce. A proposito di episodi (o capitoli) e storie, difficile davvero
indicare i (le) migliori in assoluto, ma dovendo scegliere
direi che un posto speciale lo meritano il capitolo 67 e la storia che
si sviluppa nel 75 e nel 76. Quella dei capitoli 75/76 è invece forse la storia più cupa, o almeno quella in cui c'è meno ironia, giustamente, è la vicenda di un ex giudice (remember Alvar Mayor?), personaggio influente e rispettato, membro di un importante studio legale, che dopo aver fatto per anni "la sua parte" si pente e decide di ribellarsi al sistema della corruzione che gli ha dato il benessere ma anche tolto ciò in cui credeva da giovane. Tocca a Loco, che lo rintraccia dopo che è scomparso dalla circolazione e ne diventa l'unico confidente, fare la cronaca della sua lotta, la lotta di un uomo stanco che capisce ben presto di essersi mosso male e troppo tardi. Nonostante il clamore suscitato, verrà interdetto per demenza dai colleghi dello studio legale e rimosso da tutti i suoi incarichi, anche dalla cattedra universitaria, e disprezzato persino dai famigliari... E poi ci sono i capitoli finali, quando Loco decide di partire con
Pampita per andare a fare il corrispondente del giornale in Spagna. Ma se Loco adesso è in Spagna, prima o poi vado a trovarlo :) Reperibilità: nessuna edizione in volume, purtroppo. [nota inserita a posteriori - Tra il 2000 e il 2002 l'Eura ristampa l'intera serie sulla collana brossurata I giganti dell'avventura sui n.25, 27, 29, 31, 33 e 35.] Uscita di sicurezza Se per il nostrano Perdente Assoluto Ugo Fantozzi non c'è possibilità alcuna di redenzione, e si sa che la sfiga inumana lo perseguiterà per sempre (proprio in questo sta la sua grandezza), per il signor Lopez, protagonista di UdS, esiste per l'appunto un'uscita di sicurezza: la toilette. Ma vediamo di andare con ordine. Proprio come il ragioniere nazionale, Il tondo signor Lopez è impiegato, dove esattamente non si sa, però si capisce che svolge un lavoro alienante e malpagato, e per giunta deve subire lo scherno e le angherie dei colleghi e del capufficio che trovano naturale approfittare della sua remissività. Il buffo Lopez è anche sposato, con una donna grassissima e acida
(unico comprimario semifisso) che gli rinfaccia in continuazione lo
status di perdente e la mancanza di carattere, come del resto fanno, e
senza farsi pregare, parenti e vicini di casa. Gli episodi, tutti di quattro o cinque tavole, autoconclusivi e leggibili in qualunque ordine, presentano sempre il medesimo schema: una tesi (il signor Lopez è in grave difficoltà, imbarazzo o, a volte, semplicemente soprappensiero per un avvenimento o una situazione di cui è stato testimone, e scusandosi con i presenti si reca alla toilette), un'antitesi (dentro la toilette anche se per poco riesce a vivere vicende avventurose, paradossali o comunque 'alternative', ma legate in qualche modo a ciò che lo aveva turbato all'inizio) e una sintesi, con la fine del volo pindarico e il ritorno alla realtà, a volte allegro e consolante perchè risolve la situazione di crisi iniziale, altre amarognolo, altre ancora desolante. Ognuna delle tre fasi è sempre e comunque pervasa di un umorismo di volta in volta graffiante o indulgente verso i vizi e le virtù dell'imbranato mezzemaniche, le cui vicende hanno dato pure origine a un film. Vasto il novero dei riferimenti cinematografici (da Alien a Allen a Casablanca) e letterari (lo stesso spunto della serie si può considerare la rielaborazione di un concetto caro a Pirandello ed espresso in novelle come "Il treno ha fischiato"), ma qui non si corre mai il rischio che la citazione, l'omaggio o il riferimento non siano fatti con il dovuto garbo e a ragion veduta. Ancor più ampio il ventaglio di situazioni e sviluppi partoriti da Trillo, che fa davvero correre la fantasia a briglia sciolta: capita infatti che Lopez, varcata la fatidica soglia prima di sottoporsi a una visita medica, si ritrovi addirittura alle porte del Paradiso al cospetto di Dio, il quale ne ascolta per intero la storia (un vero inno alla Mediocrità) e alla fine lo rispedisce indietro accusandolo di vigliaccheria e meschinità ("Questo hai fatto della vita che ti ho dato!?"); in un altro episodio il capufficio indica Lopez e il collega Benitez come candidati alla promozione a vicecapo, i due lavorano come matti per superarsi a vicenda e in bagno Lopez sogna di fare a mazzate con il rivale, salvo scoprire che lui e l'altro sono mossi come marionette da spessi fili governati proprio dal diabolico superiore; arriva poi un nuovo capufficio, tutti ne parlano con timore, Lopez in bagno viene inseguito da Nosferatu, ma quando questi sta per ghermirlo un'ombra minacciosa fa fuggire il mostro inorridito, e il povero impiegato le sfugge per un pelo tornando alla realtà dove, manco a dirlo, il nuovo boss sta già angariando i sottoposti peggio del precedente; e poi gli episodi 'storici', con Lopez che preferisce scappare al fronte in Vietnam piuttosto che affrontare il deliquio erotico della moglie, o diventa la vera causa della sconfitta di Napoleone a Waterloo (rovesciando il tavolo con i soldatini e i piani per la battaglia); e ancora episodi caustici e surreali, come quello in cui un potentissimo computer, dopo ponderosa elaborazione, gli assegna come partner ideale una mucca olandese. Ma mi rendo sinistramente conto che raccontarli così a parole non rende affatto giustizia a questi trentotto gioiellini: bisogna davvero gustarli uno alla volta, con calma, per apprezzare il divertimento e gli spunti di riflessione che sanno offrire. Ai disegni nuovamente Horacio Altuna, qui già nella sua piena
maturità, abilissimo nel rappresentare il goffo impiegato e (come
già in Loco) la gente comune che lo circonda: colleghi, parenti e
amici con fisici, facce e tic che più 'normali' e realistici non si
può, tanto che a volte sembra quasi di conoscerne qualcuno... E poi
lo sguardo satanico dei vari capufficio, la moglie balenottera e le
donne supersexy che popolano i sogni di Lopez (che comunque
nell'ultimo episodio riesce a consumare l'agognato amplesso, ed è
tutto da vedere il modo in cui Trillo NON lo rappresenta). "Mediocri di tutto il mondo, io vi benedico" Reperibilità: Euracomix 36 e 47, cartonati, colore: a quanto mi risulta contengono 13 episodi ciascuno, dunque all'appello mancherebbe un terzo volume con i restanti 12 episodi. Marco P.
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